Mi capita spesso, nella mia pratica quotidiana, di sentire i genitori parlare dello sport come fosse un premio o una punizione. Tipo “se non prende un bel voto all’interrogazione, niente allenamenti”, “se non raggiungesse la sufficienza lo ritiro dalla palestra!”
Qual è, in questi casi, la concezione che si ha dello sport? Dietro questo modo di pensare si cela uno sbaglio, un equivoco. L’attività sportiva non va considerata come premio da dare o togliere per il buon o cattivo rendimento scolastico.
Questo modo di pensare crea un alibi sull’impossibilita di far convivere sport e studio. La punizione tipica di saltare gli allenamenti per cattivo rendimento scolastico o per altri comportamenti sbagliati, non rappresenta la soluzione al problema.
È raro vedere un bambino appassionarsi poi allo studio per paura di saltare gli allenamenti, più spesso ci troveremo di fronte ad un bambino che è rimasto a casa senza far nulla e a perder tempo davanti la play. Sarebbe più costruttivo organizzarsi la giornata con le ore dedicate allo studio e quelle dedicate allo sport, fin da subito, dal primo giorno di scuola, senza tralasciare nulla.
Il vero sportivo generalmente riesce a conciliare le due cose, perché ha un comportamento combattivo, non si abbatte, sa che deve concentrarsi e che, se si impegna, può ottenere dei risultati, in palestra come a scuola, perché matura una capacità organizzativa eccellente.
Lo sport è cultura e come tale va insegnato. Lo sport possiede in sé un valore educativo enorme. Forse nessuna altra materia scolastica lo possiede. Le altre materie insegnano a fare i calcoli, a conoscere la storia passata e trarne dei benefici, a conoscere la geografia dei luoghi, lo sport invece insegna a vivere.
Lo sport è uno strumento molto potente, insegna il rispetto delle regole, il senso di responsabilità, il gusto di guadagnarsi un risultato, più o meno importante, con impegno, con il proprio sudore.
Bene, l’atteggiamento corretto che si impara praticando lo sport verrà poi trasferito nella vita in generale. Da qui l’importanza di avvalersi di insegnanti che educhino con passione. Ancora oggi, durante le gare mi è capitato di vedere “insegnanti” che puniscono il loro atleta, verbalmente o con esercizi estenuanti, per un errore commesso (purtroppo credetemi, qualcuno ancora lo fa).
Nessun bambino sbaglia volutamente un passaggio, un esercizio, inoltre già il fatto di aver commesso un errore abbassa l’autostima, aggiungere anche la punizione non migliora la situazione o l’apprendimento sportivo, anzi talvolta genera un senso di ingiustizia e rabbia che può sfociare nell’abbandono dell’attività sportiva! Allora viva la Kines!
dott.ssa Irene Nugnes




